
Massimo Vignelli durante la presentazione del brand 'Salerno' avvenuta al teatro 'Verdi' lo scorso 22 novembre
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta al maestro Massimo Vignelli dal comitato cittadino ‘Figli delle Chiancarelle’, nato dopo le polemiche che si sono scatenate alla presentazione del brand che il designer milanese ha partorito su commissione del Comune di Salerno e che non poche perplessità ha suscitato tra i salernitani.
Salerno 3 Dicembre
Esimio Maestro Vignelli,
Abbiamo provato a contattarla attraverso la sua pagina su Facebook, pensavamo fosse il mezzo più diretto e veloce per parlare con lei ma i nostri post sono stati censurati e la sua bacheca chiusa.
Siamo dei cittadini salernitani, in stragrande maggioranza giovani, tanti di noi vivono e lavorano nel resto d’Italia o all’estero ma conserviamo un profondo rapporto con la nostra Salerno.
Non siamo dei nostalgici del passato, ogni giorno sul nostro luogo di lavoro, di studio o di impegno sociale guardiamo al futuro e proviamo a migliorare le cose. In poche ore siamo diventati mille, in pochi giorni tremila e il contatore delle adesioni non si ferma sulla nostra pagina Facebook.
Maestro Vignelli, noi sappiamo bene che lei è uno dei padri del design contemporaneo, conosciamo i lavori che l’hanno resa famoso nel mondo e proprio per questo, l’opera che ha realizzato per Salerno ci ha profondamente deluso.
Un lavoro che non ci rappresenta, che non rappresenta la nostra Salerno, soprattutto un lavoro che ci appare povero, incapace di comunicare la nostra identità.
Maestro, ci scusi, ma proprio perché conosciamo le sue opere, sappiamo che avrebbe potuto fare di più e ben altro. Non vogliamo offenderla con le nostre critiche e con la satira che è nata spontaneamente, diremmo quasi naturalmente di fronte al logo che assomiglia a quello di una squadra di calcio (il Napoli? Il Sapri Calcio?…per citare le icone più somiglianti e più prossime territorialmente).
Ci sorge il dubbio che lei Salerno non l’abbia visitata prima di disegnare il logo oppure si sia fidato solo delle parole del sindaco.
Secondo noi questo è il problema, Maestro, per questo la preghiamo venga a Salerno che non è solo fatta di mare e sole ma è cultura, storia, tradizione ed è fatta dei suoi cittadini. Lei sin’ora ha avuto solo l’occasione di presentarlo il suo logo nella nostra città, non di conoscere la nostra città e poi di concepirlo. Per esempio, il tramonto a Salerno che avrebbe ispirato – tra le altre cose – il suo logo non esiste per come è stato descritto. A Salerno il sole non finisce in mare al tramonto ma scompare dietro i monti della costiera amalfitana.
Anche se il compenso di 100mila euro assegnatole dal Comune non ci sembra poco, siamo persino pronti ad autotassarci per farla venire di nuovo nella nostra città. Per farla venire e mostrarle la nostra città, raccontarle la sua storia e farla parlare con noi, figli di Salerno, così avrà l’occasione di fare la cosa più importante che le chiediamo: disegnare il logo di Salerno, un logo che racconti – attraverso le capacità di Massimo Vignelli – davvero al mondo cosa sia Salerno e non solo una “esse” che in pochi giorni ha saputo solo raccontare il lato caricaturale della nostra città.
Con immutata stima
I figli delle Chiancarelle*
*Perché abbiamo scelto questo nome? E’ stato un gentile omaggio del nostro sindaco, quello che lei ha coperto di elogi. Lui invece ci ha coperto di insulti perché non ci piace il logo che lei ha realizzato per Salerno. De Luca ha definito coloro i quali non condividono il logo come “figli delle chiancarelle” aggiungendo che siamo elementi “di volgarità, di provincialismo di cafoneria di plebeismo”. Le chiancarelle erano un’area portuale della città frequentata da coppiette e da prostitute. Apprezzerà quindi l’eleganza e la signorilità del nostro sindaco nel scegliere questo appellativo per chi non la pensa come lui.

mi iscrivo di “diritto” ai figli delle chiancarelle
Avete scritto la cosa più elegante ed intelligente che ho letto finora! Bravi.
Condivisibile la risposta Aiap. Perfino comprensibile che non possano prendere una posizione (anche se sarebbe davvero rivoluzionario farlo per rispetto e sostegno di quelli che definiscono la sconosciuta “fascia di progettisti, intermedia”). Ciò che resta però, e su questo non ci sono dubbi ne interpretazioni che si possano addurre, è il sapore chiaramente insipido della povertà di RICERCA, di INTUIZIONE e di CULTURA (l’estetica non è altro che figlia incolpevole di questa povertà per questo non può essere oggetto di critica) dalla minestra preparata da chi ogni giorno insegna a noi meno che mediocri come cucinare minestre memorabili. In questa circostanza “il maestro” non è stato il maestro, da qualunque lato, sotto qualsiasi luce, all’interno di qualsiasi contesto o circostanza la vogliate vedere, o sbaglio?